
La violenza sulle donne è un tema che viene trattato spesso, perché non solo è un grave crimine, ma rappresenta in primo luogo la convinzione da parte dell’uomo, di essere superiore rispetto la donna e di poter avere il totale controllo su quest’ultima, come se fosse un oggetto di poco valore, da maneggiare con poca cura e rispetto, priva di dignità.
Le donne, però, sono esseri estremamente puri e belli, che hanno la loro importanza nel mondo e soprattutto la loro dignità, che nessuno avrà mai il diritto di togliere.
Generalmente la donna diventa vittima di violenza quando entra in contatto con una persona affetta da disturbi psichici, che portano ad un’alterazione delle funzioni cognitive e della sfera affettiva, creando così un rapporto tossico basato sull’ossessione, gelosia e violenza fisica o/e psicologica.
La violenza psicologica è qualcosa di non visibile sulla pelle, non è fatta di schiaffi o lividi, ma è fatta da parole che lasciano il segno, parole che le donne portano dentro, che logorano e distruggono l’autostima che provano, che però nascondono tramite un finto sorriso.
La violenza fisica invece lascia i segni, lascia i lividi sulla pelle, su tutto il corpo, lascia ematomi che non possono essere nascosti.
In entrambi i casi si crea questo rapporto tra il carnefice e la vittima incessante e terrificante, in cui la vittima non riesce a vedere un minimo spiraglio di luce attorno tutto il buio da cui sono circondati.
La donna, quindi, durante tutto questo tempo, a causa delle offese, delle umiliazioni e delle critiche continue, inizia a pensare di essere proprio così come viene descritta.
‘Sei incapace!’ ‘Poi ti faccio vedere io quando torno.’ ‘Dovrei cercare un’altra persona, tu non mi sai amare, non mi capisci’ ‘Chi è quel ragazzo con cui parlavi? Sei una poco di buono.’ ‘Stai sempre con le tue amiche, sono sicuro che parli male di me, cretina’.
Questi sono solo alcuni esempi di come il carnefice riesce ad abbassare l’autostima della vittima, di come, tramite questo processo di sminuimento, il carnefice acquisisce potere e controllo nei confronti della vittima.
La donna, quindi soffre due volte: mentre si trova nella relazione col carnefice e quando riesce a far terminare il rapporto.
I segni delle violenze non spariscono quando la relazione termina, i ‘traumi’ tendono ad accumularsi e a creare un vero e proprio tappo di cui le donne non riescono a liberarsi; la donna non riesce ad approcciarsi con semplicità al mondo esterno, in quanto si sente come essere stata in una bolla di vetro, isolata col suo carnefice dal mondo intero.
Ci sono migliaia di donne, ragazze e bambine che oggigiorno vivono questa tortura, che raramente condividono con qualcuno e che nella maggior parte dei casi tengono unicamente per sé, lasciandosi consumare dentro.
È importante, in questi casi, avere qualcuno che ci voglia bene vicino, che ci ricordi il nostro valore, la nostra importanza nel mondo, che ci ricordi che la vita è una sola e va vissuta pienamente.
È importante che torniamo nuovamente ad amarci, e che magari possiamo vedere il passato come un’esperienza che ci ha insegnato qualcosa, che ci ha insegnato ad amarci, a bastarci da sole, che siamo libere e abbiamo una dignità e soprattutto che la felicità non si trova nelle mani di qualcun altro, ma è dentro noi.















